Arturo Verza, nato a San Donà del Piave il 23 gennaio 1907, trasferitosi fin da piccolo con la famiglia, prima a Osoppo e a Majano poi, era figlio di Agostino e di Angela Scrosoppi, cugina del beato Luigi Scrosoppi di cui Arturo, da grande, sarà particolarmente devoto.

Non è stata una vita facile la sua, le traversie sono iniziate quando ancora era bambino.

Durante l’invasione dell’ottobre del ’17, in fuga con la famiglia da Osoppo, smarrì i genitori e un fratello attraversando un ponte sul Piave che, colpito dall’artiglieria nemica, saltò in aria. La famiglia rimase miracolosamente viva, ma divisa. Si ritrovarono solo alla fine della guerra.

Nel 1929, già residente in Majano, costituì assieme ad Andrea Paulon e Aldo Del Fabbro la prima squadra di calcio del paese. Nel frattempo giocava con le formazioni del San Daniele e dell’Osoppo.

Durante la seconda guerra mondiale, quando venne richiamato nel reparto “Battaglione costiera” e spedito in Corsica, non ebbe contatti con la moglie, il figlio e la mamma per ben tre anni. Il 1° giugno 1943 venne anche nominato sergente.

Rientrato a Majano alla fine della guerra intraprese una avviata attività di macelleria, successivamente poi, assieme ai figli, creò la pantofoleria Pavi.

Nel ’49, quando finalmente Majano poteva disporre di un campo regolamentare, con un gruppo di amici, fondò l’associazione calcio Majanese di cui nel 1955 assunse la presidenza, affiancato, quale vicepresidente, dall’amico e collaboratore Mario Asquini.

Il binomio Verza-Asquini ha accompagnato la storia del calcio majanese per quasi 15 anni, portandola dai campionati provinciali e regionali minori alla seconda categoria (in cui la squadra ottenne la promozione del 1960) ed infine, nel ’66-67, alla prima categoria, grazie anche al supporto finanziario della Snaidero prima e della Pro Loco poi.

Nel vivaio della Majanese di quei tempi sono cresciuti giocatori di grossa levatura, andati poi ad arricchire le file di clubs più noti; fra tutti ricordiamo Ronzon (gemonese ma prelevato dalla Majanese), Pribaz (che ha militato nelle file dell’Udinese e dell’Anconetana e poi sfortunatamente fermato da un incidente d’auto), Franco De Cecco (capitano dell’Udinese, passato poi al Mantova, al Livorno e al Venezia), Dario Pighin (acquistato dal Palermo, quindi dalla Lazio e infine dalla Spal).

Nel 1971 la Figc gli ha conferito, a Roma, un diploma di benemerenza per i 50 anni di vita dedicati al calcio.

Nel 1985 anche il Coni gli è stato riconoscente con un attestato al merito sportivo, insignendolo della “Stella d’Argento”. La cerimonia di consegna del riconoscimento si è svolta l’8 marzo 1986 nella Sala Consiliare di Palazzo Belgrado a Udine.

Nel 1991, cosa abbastanza rara e singolare, Verza ricevette un riconoscimento scritto da parte dell’ A.I.A. – Settore Arbitrale di Udine che gli ha espresso, come si legge nella missiva, “i sensi della più viva gratitudine per l’encomiabile spirito organizzativo e assistenziale esperito con la consueta signorilità e spiccato senso di ospitalità nei riguardi degli arbitri”.

Anche gli ultimi anni riservarono a Verza qualche traversia; nel 1990, più che ottantenne, venne investito da un’auto mentre si recava in paese in motorino. Rimase per due mesi immobile in ospedale a causa delle numerose fratture riportate con la prospettiva di non poter più camminare. Questa era stata la diagnosi dei medici, che avevano consigliato i figli di acquistare una carrozzella. “Un po’ alla volta mi sono ripreso, soprattutto durante la convalescenza a casa – raccontò Verza a una giornalista che l’aveva intervistato l’anno prima del suo decesso – Ora a distanza di un anno è come se niente fosse accaduto, neppure quando cambia il tempo accuso dolori”. Attribuiva la sua miracolosa guarigione a beato Luigi Scrosoppi, di cui conservava con orgoglio una reliquia ricevuta in dono nell’81 dalla Curia, dopo la cerimonia di beatificazione a cui aveva preso parte. Ha raccontato anche che il beato lo aveva protetto anche in un’altra occasione. Arturo Verza si è spento il 24 febbraio 1992, all’età di 85 anni, a causa di un attacco cardiaco.

Vicino allo Stadio Comunale, di fronte alle sedi delle associazioni sportive, è stato posto un monumento in pietra, semplice ma possente. Con la cerimonia svoltasi il 19 settembre 2015 la Comunità di Majano ha voluto rendere omaggio ad un concittadino amato ed apprezzato non solo per le sue qualità umane e professionali, ma soprattutto per la sua incessante e appassionata attività di sportivo, una persona generosa che ha dato anima e corpo allo sport majanese.

L’apposizione di una targa a sottolineare le caratteristiche di una persona com’è difficile trovarne, di un uomo dall’entusiasmo contagioso sia da giovane giocatore dilettante che in veste di instancabile collaboratore dell’A.S. Majanese (di cui era Presidente onorario).

Molte le persone presenti, oltre alla famiglia di Verza, autorità civili, sportive e militari, ma soprattutto molti ragazzi in rappresentanza dei diversi sport e delle diverse Associazioni Sportive Majanesi, un momento da condividere, tutti assieme, un legame forte tra presente e passato, una giornata da ricordare, un grazie ad Arturo Verza, che, anche in questa occasione ha saputo mettere tutti d’accordo!